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EDITORIALE 12/02/2020

Vortice Polare non mostra significativi segni di debolezza e cio' continua a limitare il freddo invernale

Una stagione invernale simile a quella di quest’anno era da tanto tempo che l’Italia non la sperimentava, probabilmente circa trent’anni, dal 1989/90, anche se le differenze con quegli anni sono evidenti ad iniziare dal fatto che in quegli anni la neve mancò anche sulle Alpi, maggiore presenza di nebbie e temperature un poco più basse rispetto al trimestre attuale. Anche in quell’anno Vortice Polare piuttosto freddo e compatto, specie tra gennaio e febbraio con situazione bloccata addirittura fino a fine marzo. In questa stagione qualche tentativo di sblocco c’è stato ma se l’azione non va a buon fine spesso si finisce col peggiorare le cose con un’ulteriore intensificazione del Vortice Polare. Un esempio per far capire, il linea di massima, il meccanismo, s’immagini il Vortice Polare come una trottola che gira sulla verticale del Polo, ed i flussi di calore che provengono dalle medie altitudini della troposfera fino alla stratosfera (strat-warming) come delle mani. Se queste mani colpiscono in maniera non convergente verso il Polo, quindi in maniera non perpendicolare alla rotazione, non fanno altro che fornire una ulteriore spinta alla trottola che inizialmente sbanderà leggermente ma poi intensificherà la propria rotazione. Se invece il flusso di aria calda è convergente sul Polo, il “colpo di mano” è perpendicolare alla rotazione, la trottola subisce maggiormente il colpo sbandando notevolmente e rallentando la propria rotazione, oscillando ampiamente. Naturalmente poi, come il flusso di calore si sviluppa dalla Troposfera alla Stratosfera (tralasciando, per semplificare, anche una serie di reazioni che coinvolgono le particelle di ozono) poi anche gli effetti in stratosfera spesso si riflettono in Troposfera (T-S-T), come accade se una trottola colpita nella sua parte superiore inizia ad oscillare prima in alto poi lungo la sua colonna fin sulla punta nella sua parte bassa. E come ripetuto più volte, maggiori sono le oscillazioni, le ondulazioni del Vortice Polare maggiori saranno le probabilità di avere discese di aria fredda dalle latitudini polari verso le medie latitudini (come ampiamente spiegato nel precedente editoriale). L’unico lato positivo della situazione attuale è che l’assenza di irruzioni di aria fredda verso sud con quest’ultima che si concentra a latitudini polari, favorisce una maggiore crescita dei ghiacci artici come mai avvenuto da almeno dieci anni.

Prospettive attuali? Per chi ama il freddo invernale non entusiasmanti. Se osserviamo il Vortice Polare oggi, gli effetti sullo scenario meteorologico euro atlantico mediterraneo sono alquanto evidenti con la presenza di una vastissima e profonda area depressionaria estesa dalla Groenlandia alla Russia, centrata sulla Scandinavia, che interessa direttamente tutto il centro nord Europa e più marginalmente i settori euro mediterranei, contesi con la fascia di alte pressioni subtropicali distesa lungo i paralleli. Questa contesa, che poi è il risultato dell’attuale situazione del Vortice Polare, produce un divario barico notevole dai 950 mb della Lapponia ai 1025 mb del mar Mediterraneo, con tese correnti occidentali sulla media Europa e quindi venti spesso forti, dagli oltre 300 km/h della corrente a getto agli oltre 150 km/h registrati nelle ultime 48 ore su molte località dell’Europa centrale. Sull’Italia pressione relativamente alta con venti moderati/forti occidentali, e sappiamo che da ovest non può arrivare il freddo ma mitezza ed umidità, anzi in alcune aree dove interviene la variabile orografica abbiamo foehn e temperature in ulteriore rialzo.

Ora la domanda che tutti ci poniamo è quando questa situazione si sbloccherà. Partiamo con quanto detto nel precedente editoriale, ossia che a partire dal giorno dell’ESE cold conclamato (ossia da quando il Vortice Polare supera tutta una serie di parametri e condizioni di raffreddamento ed intensificazione) il condizionamento sulla circolazione atmosferica generale, come da letteratura meteo climatica, dura da 40 a 60 giorni. La data dell’ESE cold è individuabile intorno al 12-13 gennaio, quindi il 21-22 febbraio sono 40 giorni, inizio marzo sono circa 60 giorni. In teoria c’è anche la possibilità che l’ulteriore raffreddamento ed approfondimento del Vortice Polare in corso in questi giorni possa ulteriormente condizionare, anche se in maniera minore, le tempistiche, ma noi vogliamo essere ottimisti anche perché in questi casi bisognerebbe tener conto anche di altre variabili stagionali. Detto questo possiamo aggiungere che oltre al naturale riscaldamento/indebolimento primaverile del Vortice Polare, sembra che a fine febbraio si possa assistere ad un nuovo riscaldamento stratosferico che anche se non dovesse indebolire in maniera significativa la struttura del Vortice Polare dovrebbe comunque obbligarla ad una rotazione che potrebbe portare qualche cambiamento sui settori euro atlantici.

Con tutti i se ed i ma del caso, sempre in ottica ottimista, se queste nostre ultime ipotesi dovessero essere confermate avremmo un proseguimento dell’attuale fase mite fino al 19 febbraio, poi grazie ad un asse del Vortice Polare un po’ più favorevole dovremmo avere una fase con correnti più fredde nord occidentali, precipitazioni soprattutto al centro sud, temperature in linea o poco inferiori alle medie del periodo tra il 20 ed il 23 febbraio. Anticiclone con correnti settentrionali, sole e gelate mattutine tra lunedì 24 e mercoledì 26 febbraio, ancora probabili correnti relativamente fredde nord atlantiche fino a fine mese poi possibili correnti più settentrionali da inizio marzo. In poche parole il cambio di circolazione se ci sarà, avverrà lentamente come lento sarà l’indebolimento del Vortice Polare.

[ARCHIVIO EDITORIALI]

 

EDITORIALE
 
12/02/2020
 
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